Le misure del benessere

PILIl PIL (Prodotto Interno Lordo) è definibile come il valore della produzione totale di beni e servizi dell’economia di un paese all’interno del territorio nazionale.
Viene utilizzato sia come indicatore della performance dell’economia di mercato sia come riferimento della misura del benessere di una nazione, nonostante sia largamente riconosciuto inadatto a misurare quest’ultimo.

Il PIL trascura fattori economici, ambientali e sociali rilevanti quali: la produzione e la distribuzione di beni e servizi esterni al mercato, la disponibilità di tempo libero, la salute e l’istruzione; concentrandosi esclusivamente sull’aspetto quantitativo, senza porre attenzione sull’aspetto qualitativo di ciò che si consuma e della sua effettiva capacità di contribuire all’aumento del benessere.
I principali difetti del PIL, come misura del benessere, sono molteplici. Primo fra tutti non incorpora il valore del tempo libero, ignorando l’aumento di benessere derivante da una diminuzione volontaria delle ore lavorative; trascura completamente la disuguaglianza economica tra persone e non considera la povertà. Inoltre il PIL considera soltanto le attività che passano attraverso il mercato, ignorando completamente gli autoconsumi  e le attività di volontariato, nonostante si tratti di attività socialmente utili.
Paradossi del PILIl PIL presenta altri difetti, dovuti alla valutazione dei servizi pubblici effettuata al loro costo di produzione (che ingloba le inefficienze della Pubblica Amministrazione) e non sulla  base della loro qualità ed efficienza; inoltre la misurazione della produzione avviene in base ai prezzi di mercato senza tener conto della qualità, dell’etica e dei danni derivanti dalla produzione di determinati beni e servizi. Infine, le spese di riparazione sono incluse nel PIL, facendo si che anche le spese sostenute per prevenire e riparare i danni della produzione contribuiscano all’aumento del benessere di una nazione.

Molti sostengono che una misura del benessere alternativa al PIL, debba prendere in considerazione la valutazione di elementi difficilmente quantificabili in termini oggettivi.

UUnited Nations Development Programme n tentativo di fornire un indice che misuri il benessere in modo più soddisfacente, rispetto al PIL, è costituito dall’ HDI (Human Development Index).
L’HDI, l’Indice di Sviluppo Umano, è un indicatore di sviluppo macroeconomico realizzato nel 1990 dall’economista pakistano Mahbub ul Haq, seguito dall’economista indiano Amartya Sen.
A partite dal 1993 è stato utilizzato, accanto al PIL procapite, dall’UNDP (United Nations Development Programme), organismo dell’ONU, per valutare la qualità della vita nei paesi  membri.
In precedenza, veniva utilizzato soltanto il PIL, ma i suoi parametri misurano esclusivamente il valore economico totale o una distribuzione media del reddito, basandosi sulla sola crescita, non tenendo conto del capitale che viene perso nei processi della crescita stessa, come ad esempio i valori derivanti dalla promozione dei diritti umani, dallo sviluppo sostenibile, dal miglioramento dell’educazione della popolazione.

L’HDI cerca di risolvere i problemi connessi al PIL coinvolgendo alcuni ambiti fondamentali dello sviluppo non solo economico ma anche sociale. Dal 2010 l’HDI viene calcolato prendendo come base di calcolo tre dimensioni: una vita lunga e sana,  misurata dall’aspettativa di vita alla nascita; l’accesso alla conoscenza, misurato dagli anni medi e dagli anni previsti di istruzione; e uno standard di vita dignitoso, misurato dal Reddito Nazionale Lordo pro capite (in termini di parità di potere d’acquisto in dollari USA).

La scala dell’indice è in millesimi decrescente da 1 a 0 e suddivide i paesi in quattro gruppi, in base al quartile di appartenenza: paesi a molto alto sviluppo umano, paesi ad alto sviluppo umano, paesi a medio sviluppo e paesi a basso sviluppo umano.

Dal “Rapporto sullo sviluppo umano 2013” (UNDP ), emerge che:
“Una maggior equità, anche tra uomini e donne e fra i gruppi, ha valore non solo di per sé stessa, ma è anche essenziale per promuovere lo sviluppo umano. Uno dei piùRapporto sullo sviluppo umano 2013 potenti strumenti a tal fine è l’istruzione, che aumenta a dismisura la fiducia delle persone in sé stesse e rende loro più facile trovare lavori migliori, impegnarsi nel dibattito pubblico e chiedere ai governi assistenza sanitaria, sicurezza sociale e altre cose cui si ha diritto. L’istruzione arreca inoltre benefici sensazionali per quanto riguarda salute e mortalità. Una ricerca condotta per il Rapporto rileva che l’istruzione della madre è più importante, ai fini della sopravvivenza del bambino,di quanto non siano il reddito o la ricchezza familiare e che gli interventi politici hanno un impatto molto maggiore laddove gli esiti dell’istruzione sono inizialmente più deboli. Ciò ha profonde implicazioni politiche, spostando potenzialmente l’enfasi dagli sforzi per accrescere il reddito familiare verso misure tese a migliorare l’educazione femminile.”

A livello nazionale, nel dicembre del 2010, Cnel e Istat si sono impegnati a mettere a disposizione della collettività uno strumento capace di individuare gli elementi fondanti del benessere in Italia.
Per valutare il progresso di una società, non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale ed ambientale, corredato da misure di diseguaglianza e sostenibilità, è stato sviluppato il BES, indice del Benessere Equo e Sostenibile.
BES 2013Questo indice si fonda sull’analisi di un ampio numero di indicatori, sia oggettivi sia soggettivi, che raccolgono percezioni ed opinioni dei cittadini.
Durante la costruzione dell’indice sono state identificate le 12 dimensioni del benessere rilevanti per il nostro Paese, ciascuna misurabile da diversi indicatori (per un totale di 134). Le 12 dimensioni individuate sono: Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, e, Qualità dei servizi.

Nel marzo 2013 è stato pubblicato il primo Rapporto BES. I risultati dell’indagine permettono di osservare la distribuzione delle diverse dimensioni del benessere e di rilevare la presenza di disuguaglianze significative sia a livello territoriale che per gruppi sociali.